Luna

cm 102×130 – acrilico e sanguigna su faesite

– How sweet and lovely dost thou make the shame / Which, like a canker in the fragrant rose, / Doth spot the beauty of thy budding name! / O, in what sweets dost thou thy sins enclose! / That tongue that tells the story of thy days, / Making lascivious comments on thy sport, / Cannot dispraise but in a kind of praise; / Naming thy name blesses an ill report. / O, what a mansion have those vices got / Which for their habitation chose out thee, / Where beauty’s veil doth cover every blot, / And all things turn to fair that eyes can see! / Take heed, dear heart, of this large privilege; / The hardest knife ill-used doth lose his edge.

Come sai render dolce ed amabil la vergogna / che simile al verme nella fragrante rosa, / contamina la bellezza del tuo fiorente nome! / O in quali dolcezze racchiudi i tuoi peccati! / Chi narrerà la storia dei tuoi giorni / commentando lascivamente i tuoi piaceri, / in forma di elogio sol potrebbe criticarti: / basta il tuo nome a ingentilire ogni biasimo. / O qual splendida dimora hanno eletto quei vizi / che per loro abitazione hanno scelto te, / ove manto di bellezza copre ogni peccato / e converte in grazia quanto l’occhio può vedere! / Attento, cuore caro, a questo immenso privilegio: / male usata anche la più dura lama perde il filo.

 

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